Parto in acqua

Parto in acqua

22/07/2020 Off Di Redazione Mondo Mamma

Parto in acqua: tutto quello che c’è da sapere

Sempre più mamme pensando al parto in acqua come ad una soluzione meno dolorosa per mettere al mondo il proprio bebè. Non è solo la prospettiva di un parto meno sofferto, però, a favorire questa pratica, che si mostra anche come un modo diverso e più delicato di accogliere la venuta al mondo del bambino.

Quali sono però le cose da sapere a proposito del parto in acqua?

Oggi, attraverso un breve approfondimento sull’argomento, parleremo di come funziona questa antica tecnica ostetrica.

Scopriamo di più.

Che cos’è il parto in acqua?

Il parto in acqua è una pratica alternativa al parto tradizionale, che offre alle mamme di far nascere il bebè in un ambiente più rilassato. La gestante, in questo caso, potrà scegliere di restare in acqua durante tutte la fase del travaglio, dell’espulsione e del secondamento oppure di venirne fuori dopo il travaglio.

Come funziona?

La futura mamma viene immersa in una vasca con dentro circa 600 litri d’acqua, che arriveranno più o meno all’altezza del seno: una piccola piscina di 70 cm la accoglierà in acqua di 36° C, accompagnandola fino al momento dell’espulsione (durante il quale la temperatura raggiungerà i 37°).

Tale pratica ha il vantaggio di offrire alla gestante la possibilità di cambiare spesso posizione e di servirsi della spinta idrostatica dell’acqua durante il parto.

Quali sono i pro del parto in acqua?

I vantaggi del parto in acqua si possono osservare sia sulla mamma che sul bebè. Nel primo caso, la donna in stato interessante potrà sentirsi più tranquilla e beneficiare degli effetti dell’acqua tiepida, che rilassa i muscoli e attenua il dolore. Anche il bebè percepirà meglio il processo di nascita, poiché l’acqua rievocherà il ricordo del liquido amniotico.